Storia di un esperimento riuscito
L’aria era pesante. Puzzo di uomo. Di capra.
Il sudore era dappertutto, sul piccolo tavolo, sulla tastiera. Intriso nelle ditate sugli schermi traballanti.
I quattro uomini presenti in quei 3 metri quadri erano allo stremo. Tre giorni consecutivi di lavori a ritmo serrato, notte e giorno. Non c’era tempo per controllare che tutto fosse apposto, si poteva, ormai, solo andare avanti.
Le dita tremavano ad ogni colpo di tasto invio.
“Cristo santo Mà, vuoi premere invio santamadonna?”
“T’ho già detto no cazzo. Hai rotto il cazzo Mà, davvero. Stiamo sbagliando. Anzi sai che ti dico? Io mollo, andate tutti affanculo”.
A quel punto Marco B si alza ed esce fuori sbattendo la porta.
I tre rimasti si guardano basiti.
Marco C, guarda a terra. Gronda sudore dalla fronte. Si sente responsabile. Ormai sulla schiena si incominciano ad intravedere i peli in trasparenza nelle chiazze intrise di sudore acido.
Ma è Stani quello pericoloso. Sembra calmo, acquattato a terra come fanno gli slavi. Ma l’espressione lo tradisce. Sbuffa come fanno i tori.
Centonovantacentimetripernovantacinquechili. Si volta verso la porta chiusa e ci sferra un pugno con tutta la sua forza slava.
Cristo santo, ci fa un buco cosi grosso che ci avrei potuto infilare la testa.
“Ah stà ma che ssi matto?” sbotta Francesco, impaurito, impietrito.
Ma è troppo tardi, stani esce fuori intento a massacrare il compagno.
Non si abbandona il campo di battaglia. Non si lasciano gli altri in mezzo alla merda.
Marco C guarda Fra. In momenti del genere, tra due uomini basta uno sguardo per coprire dialoghi interi.
“Che cazzo facciamo”
“Ma chi lo ferma a quel pazzo”
“devi andare tu, sei l’unico che puo convincerlo”
“ha spaccato la porta”
“andiamo mà. Marco B è troppo importante, devi salvarlo”
E cosi Marco C si alza e va determinato nel corridoio, pronto al peggio.
Francesco è in silenzio, fissa tutti quei cavi, “porca puttana” pensa, “domani arriva Dennis, e qua stiamo in alto mare, e ora ci mancava solo che Marco B impazziva accosi e che quell’animale di Stani lo ammazza”. “io lo sapevo che annava a fini cosi”
Ma la porta si apre e Marco B riprende il suo posto.
C’è stato un accordo.
Lo chiamano “il compromesso storico”.
Non si seppe mai di cosa si trattava, ma funziono. Marco B era di nuovo al comando, e veloce sulla tastiera intricava i cavi, imbottendo il programma di condizioni logiche binarie.
Marco C le odiava una ad una. Tutti quei cazzo di “if”. A Francesco gli si accapponava la pelle, ma c’era stato un accordo. Si erano strette delle mani. Si erano versate delle lacrime.
Si disse poi, che stani arrivo a scusarsi. Ma secondo me, sono solo leggende. Stani non si scusa. Mai.
Stani agisce. Fa muovere le cose. Butta gli uomini sul campo, ma solo quelli che sa sono i migliori. E muove le cose.
Cosa potevano essere ormai, l’una le due di notte?.
I 4 uomini non ce la facevano piu. Gli ultimi rapporti dicevano che Dennis sarebbe arrivato il giorno dopo. Si forse si sarebbe potuto fare ancora di piu, ma chi poteva dirlo? Finchè il nemico non arriva, si puo solo immaginare la forza dell’impatto. Si fanno congetture, si portano alla mente vecchi film. Magari qualcuno che ci è passato, ti racconta la sua esperienza. Ma la verità è che per quanto ci si prepari al colpo, niente puo’ davvero renderti pronto. E’ la metafora dell’attesa della vita umana. L’ansia primordiale dell’accaduto prima che accada. Dell’attesa del cacciatore. Del prepararsi alla fuga. Quella routine silenziosa che non si spegne mai, pronta a far scattare i motoneuroni nel midollo, e partire a razzo. Fuga o Botte.
Tuttavia, l’alcool aiuta. E cosi non resta che chiudere la stanzetta e provare a trovare il sorriso in due bicchieri di taverna. Parlare con degli sconosciuti. Cantare canzoni dell’infanzia in auto. E poi c’è Roma. Cazzo Roma.
Con tutto il male che c’hai dentro, quando t’appare il colosseo nel parabrezza, pensi “Dai Cazzo li mortacci vostri!”